Le loro Maestà di Borgogna

Luciano Ramella, "reporter aggiunto" di Aristide, ci invia le sue impressioni da La Morra (CN), sede di questa sorta di G20 dei grandi vini di Borgogna e Piemonte: “Le Loro Maestà – Il Nebbiolo e Le Pinot Noir”, dove per la prima volta 20 fra i migliori Domaine di Borgogna si presenteranno in Italia al fianco di 20 dei più rappresentativi produttori di Barolo e Barbaresco. Cortese con gli ospiti, Luciano Ramella concentra questo suo report sui "reali di Borgogna".

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Sabato 21 e domenica 22 novembre si è svolto ad Alba e a La Morra questo “viaggio in Borgogna tra i più celebri e blasonati Cru della Côte de Nuits insieme ad alcuni gioielli della Côte de Beaune. Il percorso arrivava in Piemonte passando attraverso i più vocati terroir di Langa, patria del grande Nebbiolo”.

Del viaggio immaginato dagli organizzatori dell’evento cercherò di percorrere almeno la prima parte.
Una presenza così qualificata di Pinot Noir della Côte d’Or in Italia l’avevo vista solo al Wine Festival di Merano, tre anni fa, quando i vini di Bordeaux avevano lasciato una volta tanto la scena ai rivali borgognoni.

Ma veniamo a questa degustazione incominciando dalla Côte de Beaune (da Ladoix a Santenay), più conosciuta per i grandi bianchi ma che sa esprimere anche dei rossi di grande finezza che si possono bere qualche anno prima dei cugini della Côte de Nuits.

Chassagne Montrachet Bruno Colin Un bell’esempio di quanto affermato sopra è il Chassagne Montrachet Premier Cru La Maltroie 2007 di Bruno Colin, fruttato e fine sia al naso che in bocca, dove domina il lampone e la fragola. Già godibilissimo dopo soli due anni dalla vendemmia.

Splendidio anche il Savigny Premier Cru Marconnets 2006 del Domaine Simon Bize et Fils, ancora più fruttato (alla fragola ed al lampone fanno compagnia la mora e una punta di dolcissima liquirizia). Intrigante anche il naso, ugualmente ricco di frutti, del Corton Bressandes Grand Cru 2006 del Domaine Chandon de Brialles. Nota di merito anche per il Beaune Premier Cru Les Cras 2001 del Domaine du Chateau de Chorey che, dato l’invecchiamento, sviluppa profumi e sapori più evoluti, dalla prugna alla confettura.

Vale la pena di spingerci più a Sud, in Côte Chalonnaise, per assaggiare i Bouzeron del Domaine De Villanie. Proprietario del Domaine, con Pierre de Benoist, è nientemeno che  Aubert de Villanie, cogerente della mitica Romanée Conti, il quale, con l’aiuto della moglie Pamela, coltiva e vinifica applicando le stesse tecniche della più famosa maison di Vosne-Romanée: biodinamica e uva colta e selezionata a mano. Il risultato è un’eleganza fuori dal comune per il bourgogne La Digoine 2007. Domaine de Villaine Vera rarità è poi l’annata 1999, che mantiene ammirevole eleganza e finezza.

Lasciando la “femminilità” dei Pinot Noir del sud per i “muscolosi” vini del nord, mi piace ricordare la frasetta che i sommelier francesi memorizzano per imprimersi in testa l’ordine delle AOC della Côte de Nuits: “Messieurs, Faites Gaffe, Mon Chat Vous Voit Noir”: Marsannay, Fixin, Gevrey, Morey, Chambolle, Vougeot, Vosne e Nuits Saint George.

Seguendo quest’ordine, vista l’assenza di Marsannay e Fixin, ci consoliamo con gli Chambertin del Domaine Drouhin-Laroze: Gevrey Chambertin Premier Cru Lavant Saint Jacques 2006 e Chapelle Chambertin Grand Cru 2006. Già di buona stoffa entrambi, più  serrato il primo, più pronto il secondo, con un naso che nonostante la giovane età incomincia ad incantare. Scendendo di pochi chilometri incontriamo Morey Saint Denis con il Domaine Ponsot. Il Clos de la Roche Grand Cru Vieilles Vignes 2004 risente dell’annata non entusiasmante e manca un poco di struttura, come pure, e per lo stesso motivo, l’annata 1998 dello stesso cru.

Eccoci adesso nell’AOC Chambolle per gustare lo Chambolle–Musigny Premier Cru Les Charmes 2007 di Christian Clerget. Già godibilissimo ed equilibrato, finemente speziato e fruttato, promette grandi cose per chi avrà la fortuna di aspettare la sua evoluzione. Stessa magnifica impressione per l’Echezeaux Grand Cru 2007 con un naso già charmant di profumi.

Chateau de la Tour 1976 A Vougeot incontriamo le roi indiscusso della degustazione, un vino che da solo vale il viaggio. Davvero complimenti a François Labet (proprietario dello Chateau) per aver privato qualche ricco giapponese di qualche magnum dello splendido Chateau de la Tour 1976. Un esempio perfetto della massima evoluzione che un Vougeot può raggiungere. Colore porpora un poco scarico, naso con sentori di sottobosco e tartufo, bocca ancora armoniosa con netta la presenza della liquirizia. Di rilievo anche il giovane Clos Vougeot Grand Cru Vielles Vignes 2007.

Prima di concludere il viaggio dobbiamo obbligatoriamente far tappa a Vosne, al Domaine du Comte Liger-Belair per il Vosne Romanée Premier Cru Aux Reignots 2006. Struttura piena di forza, quasi invadente; un classico Vosne-Romanée che ha bisogno di molti anni per levigare i tannini.

Eccoci all’arrivo con Henri Gouges, rinomato produttore di Nuits Saint Georges. Il suo Nuits Premier Cru Les Vaucrains 2007 rispetta a meraviglia i canoni classici della tipologia con una bocca forte e vigorosa ma con una “jolie finale” delicatissima.

Il viaggio immaginario in terra di Francia è quindi giunto al termine.

Per quanto concerne l’organizzazione dell’evento mi pare che si sia partiti con il piede giusto.

Signora con baguetteUn plauso sincero ad Artevino, per la cortesia nell’accoglienza e per la bella brochure di presentazione (con ampi spazi in bianco per eventuali appunti), ma soprattutto  per aver imposto un numero chiuso adeguato alla struttura dove si è svolta la degustazione consentendo ai pochi fortunati di poter gustare appieno i gioielli presenti.

 Però, ragazzi, il prossimo anno ricordatevi di mettere a disposizione pane e grissini, non tutti sono previdenti come la bella signora bionda nella foto.

Santé.

Luciano Ramella

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