Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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Vignaioli Indipendenti dell'Alto Adige

Poche note mentre sono ancora in vacanza. Grazie agli hot-spot Wi-Fi (cioè i punti di accesso in larga banda alla rete Internet senza l'uso di fili) ampiamente disponibili in Francia, ricevo notizia della manifestazione Vinea Tirolensis che l'Associazione dei Vignaioli dell'Alto Adige (FWS - Freie Weinbauern Südtirol) organizzerà sabato 26 agosto nella splendida, austera ed elegante cornice del Parkhotel Laurin di Bolzano, posto in pieno centro a pochi passi da Piazza Walther. Per chi non vi fosse mai stato e si trovasse in vacanza in zona Alto Adige, la sola visita al Parkhotel Laurin varrebbe il viaggio. Questo albergo è forse il luogo migliore per conoscere la vita sociale di Bolzano: sedetevi in un angolo del Laurin Bar e guardatevi intorno. Questo è il vero salotto della città e qui avvengono incontri di ogni tipo: incontri casuali per l'aperitivo, incontri galanti, incontri tra commercialisti e clienti, incontri tra politici e "grandi elettori", e così via.

Ovviamente, sabato 26 agosto l'atmosfera sarà decisamente diversa. Josephus Mayr, vignaiolo nel suo Maso Unterganzner e presidente dell'associazione (del quale abbiamo raccontato una degustazione qui), terrà al Laurin il tradizionale incontro che da anni precede la vendemmia. Quest'anno sono annunciati ben 58 dei 78 associati alla FWS, pronti a presentare fino a 5 vini "vinificati con le proprie mani", come recita il comunicato stampa ufficiale che potete leggere qui sotto. Si tratta di veri vignaioli, nel senso che si tratta di aziende piccole (da 0,5 a 50 ettari, da 2.000 a 120.000 litri prodotti per associato), dedicate completamente alla loro filiera (dalla vigna alla bottiglia, un po' sull'esempio dei Vignerons Indipendant de France), con una superfice vitata complessiva che non arriva a 300 ettari (290 ha, pari a circa il 6% della superfice vitata dell'intero Alto Adige) ed una produzione di 1.380.000 litri/anno (pari al 4% della produzione totale della regione). Questi numeri contengono un buon segnale di qualità potenziale dei vini prodotti da questi vignaioli: la resa dichiarata in media equivale a 48 ettolitri di vino per ettaro, pari a 68 quintali di uve per ettaro (fonte: FWS). E se ciò non bastasse, valgano su tutto i numerosi attestati di stima e grande considerazione da parte non tanto di Aristide quanto di moltissimi esperti del settore.

In ogni caso, qui si raccomanda di non mancare all'appuntamento del 26 agosto: niente come l'esperienza diretta varrà la migliore critica o consiglio...

Salutoni dalla Normandia: essendo zona franca per il vino (ma non per il pesce!) torniamo a dedicarci a Chenin Blanc della Loira o a Tokai Pinot-Gris alsaziani. Noblesse oblige.

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Ecco il testo del comunicato stampa "esteso". Avendolo trovato ricco di spunti interessanti lo pubblichiamo interamente.

Settequerce, agosto 2006

Comunicato stampa

Associazione Vignaioli dell’Alto Adige (FWS)

“Sempre più vicini alla natura”

Vinificare in autonomia le proprie uve e presentarsi al mercato in modo indipendente vuol dire distinguersi e sottolineare la tipicità dei vini sudtirolesi: questa la filosofia dell’Associazione Vignaioli dell’Alto Adige e dei suoi 78 soci.

1. VINEA TIROLENSIS 2006

Evento di punta prima della vendemmia

Quest’anno saranno 58 i soci vignaioli che al 7° Vinea Tirolensissabato 26 agosto 2006 al Parkhotel Laurin di Bolzano (con orario 15.00-21.00) presenteranno ognuno fino a cinque vini di qualità di propria produzione. L’Associazione dei Vignaioli dell’Alto Adige, che conta oggi ben 78 aderenti, organizza infatti per la settima volta la presentazione annuale dei vini.

Indubbiamente per i soci si tratta dell’avvenimento principale prima della vendemmia, ormai prossima, per consentire a tutti gli estimatori e ai clienti del settore gastronomico e del commercio specializzato di apprezzare una panoramica dei propri vini. La peculiarità della manifestazione è nella partecipazione di vignaioli provenienti da tutte le aree di produzione altoatesine, circostanza che garantisce un’ineguagliabile ricchezza di varietà dei vini e delle loro tipicità. Le cantine dei soci FWS hanno dimensioni relativamente piccole e possono quindi garantire una produzione di particolare pregio. Proprio per le dimensioni delle loro aziende e la produzione di un numero limitato di bottiglie, i vignaioli dell’Associazione riescono più facilmente a creare vini tipici, distanti dalle mode e dalle tendenze di gusto del mercato.

Ecco perché Vinea Tirolensis ha un proprio pubblico affezionato, che attende impaziente d’assaggiare i vini imbottigliati dai vignaioli indipendenti.

Ulteriori informazioni sul sito www.vineatirolensis.com

2. PARTECIPAZIONE ALL’INTERNATIONAL WINEFESTIVAL DI MERANO

Quest’anno l’Associazione dei Vignaioli dell’Alto Adige si presenterà per la prima volta come sodalizio all’International WineFestival di Merano, mescendo i propri vini nel Pavillon des Fleurs lunedì 13 novembre 2006. Scopo di tale sinergia è quello di raggiungere, convincendo della qualità e dell’appeal dei vini imbottigliati direttamente dal produttore, un pubblico di esperti, provenienti soprattutto da fuori regione e dall’estero, che frequenta in gran numero questo indiscusso evento per il mondo del vino.

3. MARKETING MIRATO

La promozione dell’economia vinicola altoatesina è supportata dal Fondo Promozionale della Provincia e della CCIAA. Tra i 78 vignaioli soci di FWS sono attualmente 40 le aziende che intervengono attivamente con il loro contributo e che dovrebbero quindi potersi avvalere del sostegno del Fondo. È auspicabile che tutti i soci entrino nella Promozione Vini Alto Adige e partecipino in modo mirato alle sue attività. Su mercati extraeuropei come USA e Giappone la maggior parte delle piccole aziende socie di FWS non hanno chance per comparire regolarmente nelle iniziative promozionali. Ecco perché sarebbe ideale una stretta collaborazione con la Promozione Vini Alto Adige in iniziative promozionali di FWS anche a livello regionale; è da augurarsi in particolare un solido sostegno da parte delle agenzie di PR della Promozione. Se le attività di marketing di FWS dovessero essere ragionevolmente sostenute anche sul piano finanziario in base al budget, anche gli altri soci di FWS troverebbero uno sprone per entrare in Promozione Vini Alto Adige. Diversamente il motivo principale resterebbe solo l’appoggio alla partecipazione al Vinitaly e alla Mostra Vini di Bolzano: sono questi l’opinione e l’auspicio diffusi tra i vignaioli di FWS.

L’Associazione approfondirà e migliorerà inoltre la collaborazione con altre realtà del marketing come, ad esempio, SMG e la Strada del Vino, un passo necessario per raggiungere, facendo fronte comune, i gruppi target nei diversi mercati.

4. LE NUOVE FRONTIERE NEL MONDO VITIVINICOLO ALTOATESINO

L’Associazione Vignaioli dell’Alto Adige è da lungo tempo una realtà nel mondo vitivinicolo altoatesino. Da Vezzano presso Silandro a Novacella e giù fino a Salorno nei poderi dei 78 vignaioli indipendenti, su una superficie vitata di 300 ha, sono rappresentati tutti i vitigni e le varietà di vini dell’Alto Adige.

Il metodo con cui coltivano e poi vinificano le proprie uve vive una rinascita in Alto Adige. Dal punto di vista della produzione, parecchi membri dell’associazione hanno già provveduto o stanno per passare dal sistema tradizionale a quello biologico e biodinamico, nonché ad impiantare varietà in grado di contrastare le muffe.

Biologici & biodinamici

Ogni azienda biologica ottiene un proprio codice da un ente certificatore che verifica l’attività dell’azienda a scadenze regolari in base alle norme europee per la produzione biologica o in base alle rigide direttive delle associazioni bio come Bioland (coltivazione bio-organica) o Demeter (agricoltura biodinamica). Heinrich Mayr dell’azienda vitivinicola Nusserhof di Bolzano ha scelto dal 1994 la coltivazione biologica della vite, lavorando nel convincimento che le viti si irrobustiscano se coltivate con metodi biologici e che la natura sappia trovare il proprio equilibrio: «Partiamo dal terreno, che coltiviamo come una struttura viva, escludendo fertilizzanti chimici ed erbicidi. A tale scopo dissodiamo periodicamente il terreno e lo seminiamo con piante da sovescio, ottenendo la presenza di una maggiore varietà vegetale nel vigneto e stabilizzando così la sua fauna. Contro oidio e peronospora interveniamo con piccole quantità di rame e zolfo.» Mayr produce 15.000 bottiglie all’anno ed ha un’esperienza estremamente positiva con i consumatori: «I consumatori, anche i nostri conterranei, giudicano in modo sempre più positivo la coltivazione biologica come ulteriore indice di qualità.»

La coltivazione biodinamica della vite si basa sul principio dell’antroposofo Rudolf Steiner, che aveva ideato dei tipi di coltivazione seguendo le costellazioni del cosmo, poiché questo avrebbe determinati effetti sulla terra. Molti successi gli hanno dato ragione; non solo le piante maturano meglio o hanno un migliore aspetto, ma sono soprattutto più vigorose, se si fanno al momento giusto le operazioni giuste. «Io utilizzo preparati biodinamici, che trasmettono forze cosmiche poiché queste infondono al terreno e alla piante maggiore equilibrio e vigore! La coltivazione biodinamica si basa su un principio di circolazione interna al podere, che si fertilizza essenzialmente utilizzando concime frutto di compostaggio e di analoghi preparati biodinamici, ottenendo una più duratura vitalità del terreno e del prodotto. Inoltre, per tenere sotto controllo le micosi, nel vigneto si usano - oltre a piccole quantità di rame e zolfo - preparati biodinamici (a base di corna bovine) per rinforzare e dare equilibrio a terreno e piante. Lo faccio per garantire la sostenibilità dell’agricoltura e per conferire maggiore gusto e vitalità agli alimenti. Con la vendita diretta nella mia azienda possono comunicare i miei metodi ai clienti, che così li apprezzano e ritornano» dice Franz Pfeifhofer dell’azienda Zollweghof di Lana; sui suoi 1,2 ha ogni anno vengono prodotte e vendute direttamente 9.000 bottiglie da uve che crescono su terreni lavorati solo in modo biodinamico.

Una nuova sfida: coltivare varietà in grado di contrastare muffe e micosi

Nel dicembre 2003 venticinque altoatesini, vignaioli ed altri interessati al tema della ricerca e della viticoltura, fondarono l’associazione PIWI-Südtirol, il cui scopo sociale è individuare un ragionevole percorso ecologico nell’attività vitivinicola in collaborazione con il mondo scientifico. Un intento che va in primo luogo in direzione di una coltivazione biologica; tutti gli interessati dovrebbero poter praticare questa via. La varietà rossa REGENT e la bianca BRONNER sono già state autorizzate in Alto Adige. Un altro traguardo da raggiungere è la parziale liberalizzazione delle normative sulla vinificazione.

Cosa sono le viti PIWI?

Si tratta di viti resistenti alle muffe, realizzate da incroci e, a seconda della varietà, in grado di resistere totalmente o parzialmente a malattie come la peronospora o l’oidio. Nelle annate normali non hanno bisogno di trattamenti.

Il vicepresidente di PIWI-Südtirol Werner Morandell dell’azienda Lieselehof di Sant’Antonio/Caldaro coltiva da sei anni ormai 4.000 viti di diverse varietà resistenti alle malattie tipiche. Perché lo fa e qual è la sua esperienza con il consumatore finale?

«Nella convinzione di aver trovato una soluzione intelligente ad un problema complesso: 1) sospendendo i trattamenti il terreno non riceve più residui di rame (metallo pesante non eliminabile); l’ambiente è stato infatti inquinato a sufficienza da 120 anni di irrorazioni!; 2) basta comprimere il terreno con il continuo transito di trattori pesantissimi!; 3) risparmio di tempo per il vignaiolo e di denaro in generale, non dovendo più acquistare prodotti chimici; 4) ricordando che senz’altro il maggior guadagno lo ha la salute nostra e dei nostri clienti. L’esperienza con i consumatori è senza dubbio positiva, dopo i necessari chiarimenti e spiegazioni» afferma con convinzione il vignaiolo Morandell.

Quali sono le varietà resistenti maggiormente coltivate?

Nei quaderni di campagna di Werner Morandell v’è quasi tutto ciò che oggi si può associare all’attività di PIWI, la coltivazione e commercializzazione della varietà BRONNER è stata autorizzata dall’aprile 2006 in tutto l’Alto Adige da un decreto provinciale. Werner Morandell continua a coltivare in via sperimentale la varietà JOHANNITER su incarico e in collaborazione con il Centro di Sperimentazione di Laimburg e con lo Staatliches Weinbauinstitut di Friburgo.

Elenco dei soci dell’associazione FWS attivi nella coltivazione bio:

www.fws.it/az-bio

Testo: Dott.ssa Beatrix Unterhofer, Traduzione: Tiziano Rosani

Contatti:

Christian Rottensteiner, Direttore: direktor@fws.it

Josephus Mayr, Presidente: praesident@fws.it

Dott.ssa Beatrix Unterhofer, Stampa & PR: beatrix@byou.it

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Nella foto:

- un'immagine del Vinea Tirolensis del 2005